Antonio Di Cosimo

Hubruzzo / Antonio Di Cosimo

Dal trauma alla meraviglia: così le idee maturano in progetti

Non sono nato nell’agio. Mio padre decise di farmi studiare in convento a Roma, presso l’Ordine dei Paolini. Ricordo ancora il trauma dovuto all’allontanamento improvviso dai miei affetti e dalla mia città di origine, Antrosano di Avezzano.

Mi ritrovai in una città immensa, seguito da preti, educatori e precettori. Un giorno mi portarono in una stanza enorme, assieme ad altri bambini. Di fronte a me un rettangolo nero, enorme, con una cornice bianca. Dietro di me una colonna che aveva cerchi collegati tra loro da una catena sottile e trasparente. Qualcuno spense la luce. Dal rettangolo uscì una luce violenta. Immagini si susseguivano in movimento. Persone che si uccidevano, cavali che correvano.

Mi spaventai! Non riuscivo a comprendere perché ci facessero vedere tanta violenza. Mi rassicurarono: «è tutta una finta, non ti preoccupare». Fu così che scoprii il cinema. Il film in questione era Ben Hur, con Charlton Heston. La catena sottile e trasparente che collegava i due cerchi, era pellicola. Quell’incontro spaventoso si trasformò in meravigliosa scoperta. Da lì fu un crescendo di stupori che influirono fortemente sul mio carattere.

Dai paolini imparai molte cose: la poesia, il latino, le tecniche tipografiche, l’uso sapiente della manualità. Ma anche valori come la solidarietà e l’importanza del donarsi all’altro. Dopo gli studi avrei dovuto scegliere se proseguire il percorso di noviziato e diventare seminarista oppure andar via, in cerca di una nuova vita. Optai, senza esitazione, per il secondo sentiero. 

Feci moltissime esperienze, anche nel campo cinematografico. A Roma, negli anni ’70, c’erano possibilità infinite per chiunque volesse mettersi in gioco. Imparai tutto su come si allestisce un set e sulla movimentazione di attrezzature e macchinari. Conobbi registi e attori importanti. Ma avevo bisogno di guadagnare con continuità.

Dopo varie esperienze da tecnico e progettista specializzato, nel 1980 decisi di fondare Ce.te.as. Abruzzo. All’inizio era una piccola officina per la gestione della riparazione di carrelli elevatori che, tuttavia, introduceva una grande novità: l’officina mobile viaggiante.

L’attività ebbe un rapido sviluppo, fino a diventare concessionaria di carrelli elevatori della Still. Forse era stata la voglia di stupire gli altri che mi spinse a proporre la novità di questo servizio. Quello stesso stupore che colse me di sorpresa da ragazzo, in collegio. L’altra fonte di ispirazione era l’amore per la movimentazione di macchinari, nato sul set cinematografico. Del resto avevo sempre associato il movimento al futuro e alla novità. Un concetto che utilizzai anche come pay-off di una campagna pubblicitaria: “Solo chi pensa la futuro, mette in movimento qualcosa di nuovo”.

Nel 1990 creai le società Seteco, Ceteas Ardea (a Roma), Centro 90 e Ceteas Sud (a Frosinone), arrivando a oltre 130 dipendenti e 14 miliardi di lire di fatturato aggregato.

Nel 1991 fondai Ceteas Industriale a Montesilvano, con uno stabilimento di 2000 mq per la produzione di carrelli elevatori speciali, attrezzature per la logistica, coperture mobili e presse per la compattazione di carta e cartoni. 

Questo progresso portò alla produzione di accessori completi per macchine per la produzione di pannolini, macchine intere per la lavorazione delle lenti e accessori per confezionatrici.

Dopo qualche anno misi in vendita le quote delle società presenti nel Lazio e acquistai l’intero pacchetto di quelle presenti in Abruzzo, riunendole sotto un unico marchio registrato: CETEAS.

Nel 2000 costituii Abalog, società specializzata nella gestione delle attività logistiche delle carni e dei surgelati per Conad. Dopo la crisi del 2009, avevo ridefinito l’assetto organizzativo del gruppo, ponendomi l’obiettivo di gestire l’intera filiera della logistica integrata. Dallo spin-off di Abalog sono nate Acxelera nel 2010 e Agile Trasporti nel 2012. Nel 2013 sono diventato partner di Toyota.

Oggi il gruppo conta più di 150 collaboratori e opera in tutta Italia come “generatori di saving”.

Il cammino continua, ancora ispirato dall’inaspettato. Amo molto Ungaretti e nel tempo libero scrivo poesie che mi connettono all’intimo dell’uomo, sempre con l’idea di creare una piacevole forma di meraviglia.

Perché la meraviglia è il combustibile che accende il motore di qualsiasi progetto, artistico o d’impresa!